
Sabato 25 si è svolto il Congresso provinciale di Gioventù Nazionale, che ha visto eleggere alla carica di Presidente provinciale il neo eletto Consigliere comunale, al suo secondo mandato, Renato Viscovo, Professore attento al mondo dell’inclusione, appassionato di cultura e vicino ai giovani.
Di seguito il suo discorso alla platea di giovani:
Care ragazze, cari ragazzi,
la mia candidatura alla Presidenza provinciale di Gioventù Nazionale Arezzo nasce da una cosa semplice: mettere a disposizione di questa comunità ciò che ho imparato in questi anni.
Ho maturato un’importante esperienza amministrativa come consigliere comunale, occupandomi di cultura, inclusione e progetti istituzionali, anche attraverso il rapporto con il Ministero della Cultura.
E proprio questa esperienza mi ha insegnato una cosa: la politica ha senso quando riesce a trasformare le idee in risultati concreti per le persone.
È questa la Gioventù Nazionale che vorrei costruire: una comunità vera, nella quale prima degli incarichi vengono le persone e prima delle fotografie vengono i risultati.
Una comunità capace di occuparsi anche di temi che troppo spesso restano ai margini: cultura, inclusione, accessibilità, disabilità, anziani e fragilità sociali.
Ma soprattutto una comunità che sappia aggregare.
I giovani devono tornare a incontrarsi, nelle piazze e sul territorio, a confrontarsi e a costruire qualcosa insieme. Perché non possiamo rappresentare Arezzo e la sua provincia se prima non impariamo a conoscerle.
E poi c’è una parola per me fondamentale: formazione.
Ai giovani non voglio promettere scorciatoie. Voglio dire: studiate, formatevi, preparatevi.
Per questo voglio costruire una scuola di formazione politica, che parta proprio dalla nostra terra: dalla storia, dalla cultura, dall’arte e dall’identità del territorio aretino, per arrivare poi alle istituzioni e all’amministrazione pubblica.
Ne La meglio gioventù un professore parla di un’Italia «in mano ai dinosauri».
Ecco, ai ragazzi dico: se incontrate dei dinosauri, non provate a superarli urlando più forte.
Superateli studiando di più, lavorando di più, preparandovi meglio.
Perché il ricambio generazionale non si pretende: si conquista dimostrando di essere pronti.
E allora il messaggio con cui voglio chiudere è molto semplice:
togliamoci qualche cravatta e mettiamoci gli stivali.
Abbiamo bisogno di meno politica dell’apparenza e di più politica del fare.
Non dell’“armiamoci e partite”, ma dell’“andiamo, ci sono anch’io”.
Se c’è da lavorare, lavoriamo.
Se c’è da studiare, studiamo.
Se c’è da ascoltare, ascoltiamo.Voglio una Gioventù Nazionale fondata sul lavoro, sulla famiglia, sull’identità, sulla cultura, sullo studio e sulla formazione.
Una comunità che sappia stare insieme, ma soprattutto che sappia fare.
Con serietà.
Con umiltà.
Con coraggio.Perché il futuro non si aspetta. Si studia, si costruisce e, soprattutto, ce lo si guadagna.
Ed è da qui che voglio partire.
Insieme a voi.